Vittorio Adorni

Vittorio Adorni  nasce a San Lazzaro Parmense, 14 novembre 1937 è un dirigente sportivo, ex ciclista su strada e conduttore televisivo italiano.

Professionista dal 1961 al 1970, vinse il Giro d’Italia 1965 e il campionato del mondo 1968.Esordì fra i professionisti nel 1961. Adorni corse negli anni in cui esplose la rivalità GimondiMerckx (quest’ultimo in seguito suo compagno di squadra alla Faema),[1] ma nonostante ciò nel corso della sua carriera, durata dieci anni, raccolse numerosi successi.

Esordì fra i professionisti nel 1961. Adorni corse negli anni in cui esplose la rivalità GimondiMerckx (quest’ultimo in seguito suo compagno di squadra alla Faema),[1] ma nonostante ciò nel corso della sua carriera, durata dieci anni, raccolse numerosi successi.

Adorni nel 1968, nelle vesti di conduttore, durante una puntata del quiz televisivo Ciao mamma.

Nel suo palmarès figura tra gli altri il Giro d’Italia del 1965, quando batté di 11’26” Italo Zilioli e di 12’57” proprio Gimondi; da allora simili vantaggi nella corsa rosa non si sono più ripetuti.

Tre anni più tardi, nel 1968 arrivò la sua vittoria più prestigiosa, il campionato mondiale su strada di Imola, dove pur non presentandosi nel lotto dei favoriti,[2] riuscì a trionfare con un tentativo da lontano a novanta chilometri dal traguardo, che lo portò al successo con un vantaggio di 9’50” su Herman Van Springel e 10’18” su Michele Dancelli.[1][2]. Quella fu l’unica vittoria di rilievo di Adorni in una gara in linea, nelle quali ottenne tuttavia molti piazzamenti di prestigio (ha concluso fra i primi dieci almeno un’edizione di tutte le classiche monumento, salendo sul podio una volta alla Milano-Sanremo e tre volte alla Liegi-Bastogne-Liegi).

In totale in carriera ha vinto 60 corse professionistiche, e vestì complessivamente per 19 giorni la maglia rosa di leader del Giro.

Già durante la carriera agonistica, incominciò ad avere contatti col mondo della televisione. A differenza dei suoi colleghi, Adorni appariva spigliato e a suo agio davanti alle telecamere, cosa che ne accrebbe la popolarità tra il pubblico e gli spettatori; durante il vittorioso Giro del 1965, Sergio Zavoli lo volle come opinionista fisso al Processo alla tappa,[2] mentre nell’anno del successo mondiale diventò conduttore, assieme a Liana Orfei, del telequiz Ciao mamma sulla Seconda Rete.[1][3][4] Per via della sua competenza e capacità di linguaggio nell’analisi delle corse, viene considerato un precursore dei successivi commentatori tecnici.[1][2]

Lasciata l’attività agonistica, proseguì per un certo periodo la professione di commentatore televisivo. Per due anni fu poi direttore sportivo alla Salvarani, mentre nel 1973 ebbe lo stesso incarico alla Bianchi-Campagnolo. Ha in seguito ricoperto la carica di presidente del Consiglio del ciclismo professionistico all’interno dell’Unione Ciclistica Internazionale.

Adorni nel 1968, nelle vesti di conduttore, durante una puntata del quiz televisivo Ciao mamma.

Nel suo palmarès figura tra gli altri il Giro d’Italia del 1965, quando batté di 11’26” Italo Zilioli e di 12’57” proprio Gimondi; da allora simili vantaggi nella corsa rosa non si sono più ripetuti.

Tre anni più tardi, nel 1968 arrivò la sua vittoria più prestigiosa, il campionato mondiale su strada di Imola, dove pur non presentandosi nel lotto dei favoriti,[2] riuscì a trionfare con un tentativo da lontano a novanta chilometri dal traguardo, che lo portò al successo con un vantaggio di 9’50” su Herman Van Springel e 10’18” su Michele Dancelli.[1][2]. Quella fu l’unica vittoria di rilievo di Adorni in una gara in linea, nelle quali ottenne tuttavia molti piazzamenti di prestigio (ha concluso fra i primi dieci almeno un’edizione di tutte le classiche monumento, salendo sul podio una volta alla Milano-Sanremo e tre volte alla Liegi-Bastogne-Liegi).

In totale in carriera ha vinto 60 corse professionistiche, e vestì complessivamente per 19 giorni la maglia rosa di leader del Giro.

Già durante la carriera agonistica, incominciò ad avere contatti col mondo della televisione. A differenza dei suoi colleghi, Adorni appariva spigliato e a suo agio davanti alle telecamere, cosa che ne accrebbe la popolarità tra il pubblico e gli spettatori; durante il vittorioso Giro del 1965, Sergio Zavoli lo volle come opinionista fisso al Processo alla tappa,[2] mentre nell’anno del successo mondiale diventò conduttore, assieme a Liana Orfei, del telequiz Ciao mamma sulla Seconda Rete.[1][3][4] Per via della sua competenza e capacità di linguaggio nell’analisi delle corse, viene considerato un precursore dei successivi commentatori tecnici.[1][2]

Lasciata l’attività agonistica, proseguì per un certo periodo la professione di commentatore televisivo. Per due anni fu poi direttore sportivo alla Salvarani, mentre nel 1973 ebbe lo stesso incarico alla Bianchi-Campagnolo. Ha in seguito ricoperto la carica di presidente del Consiglio del ciclismo professionistico all’interno dell’Unione Ciclistica Internazionale.

 

fonte : wikipedia