La storia di Vasco Bergamaschi, detto Singapore

1243.jpeg(San Giacomo delle Segnate, 29 settembre 1909 – 24 settembre 1979)

Un naso schiacciato, due occhietti strettini e un pò inclinati: soprannominato “Singapore” per i suoi tratti somatici vagamente simili agli orientali. Questo era il ritratto impressionista di uno dei tipi più simpatici nella storia del nostro ciclismo.

Sullo slancio di importanti successi tra i dilettanti nel ’30 (la Coppa del Re e il Giro dell’Ungheria a tappe) passò professionista e si distinse per la sua dedizione alla squadra e in particolare al suo amico e capitano Learco Guerra, riuscendo ad aggiudicarsi il Giro d’Italia nel 1935.

Fu proprio Guerra che, dopo aver vinto il Giro del ’34 e rendendosi conto di non essere in grado di ripetersi l’anno successivo gli diede via libera e lo spalleggiò. Vasco dopo aver preso la maglia rosa nella tappa inaugurale (Milano-Cremona) si impose anche nella lunga Roma-Firenze di km 317 difendendo degnamente la maglia rosa indossata nelle 14 tappe conclusive.

Non troppi gli altri successi: il Giro del Veneto ’35, la Milano-Modena ’40 e una tappa del Giro ’39 e una del Tour ’35 (la Marsiglia-Nimes).

Fortissimo passista, buono in salita, poco veloce negli arrivi tant’è che molte vittorie gli sfuggirono per poco.

Soprattutto era generosissimo, anche se aveva molta sapienza tattica, sufficiente per non sprecare troppe energie. Cessata l’attività si è fatto apprezzare come direttore sportivo alla guida della Torpado con Defilippis e la coppia delle grandi speranze Aldo Moser e Cleto Maule.